Che tipi di prestiti personali si possono chiedere?

Tra le diverse forme di prestito, consideriamo in queste pagine solo quelle di “credito al consumo”: un tipo di finanziamento destinato ai consumatori.

Per consumatore si intende una “persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività professionale, imprenditoriale, commerciale o artigianale eventualmente svolta”.

Il credito al consumo quindi non è destinato a imprese né a professionisti, ma a privati. Per questo si parla anche di “Prestito Personale”.

 

Per affrontare in modo completo il tema dei prestiti personali

La somma che può essere richiesta è compresa tra i 200€ e i 75.000€. L’istituto del Credito al Consumo è disciplinato dal TUB:  TESTO UNICO BANCARIO – (D.LGS 385/93) agli articoli da 121 A 128 Bis come modificato dal Decreto Legislagtivo 13 agosto 2010 n. 141.

Le tipologie di prestiti personali sono 6.

Prestiti finalizzati

Sono prestiti in cui il contratto di credito è legato in modo indissolubile all’acquisto di un bene o di un servizio.

Alcuni esempi possono essere l’acquisto dell’auto, della moto, dell’arredamento di casa.

Ma anche più semplicemente dello smartphone, di un frigorifero, di una crociera, di un abbonamento in palestra…

I soggetti coinvolti sono tre:

1. l’acquirente, che contrae il debito;

2. il fornitore, che vende il bene o il servizio oggetto del finanziamento;

3. la finanziaria convenzionata che eroga il prestito.

La documentazione da presentare.

Carta d’identità, codice fiscale e, solitamente, anche la busta paga.

Solo nel caso in cui l’importo sia particolarmente elevato, le pratiche di istruttoria diventano più complesse. Ma, solitamente, vengono evase nel tempo che va dall’ordine alla consegna.

Quanto costa un prestito finalizzato?

Per calcolare il costo di un prestito finalizzato occorre valutarne il TAEG – tasso annuo effettivo globale. Esso è l’indice di costo complessivo del finanziamento.

Riassume in un’unica cifra percentuale oltre al TAN (Tasso Annuo di Interesse Nominale) anche tutti i costi a carico del consumatore. Di fatto è l’indicatore più interessante quando valutiamo un prestito. Ci dice infatti quanto costerà davvero l’intera operazione.

Da sapere sul prestito personale finalizzato

La legge prevede che la risoluzione del contratto di compravendita per inadempimento del venditore comporta anche la risoluzione del contratto di finanziamento. Questo può succedere ad esempio nel caso in cui il bene o il servizio acquistato non venga consegnato. Oppure se ne viene consegnato uno sbagliato o differente. E’ bene ricordare però che la risoluzione del contratto può richiedere un percorso piuttosto “impegnativo” per il consumatore, se non avviene consensualmente. Dal 19 settembre 2010, ovvero dall’ultima riforma del credito al consumo, il consumatore può recedere da un contratto di finanziamento anche solo per diritto di ripensamento. In qualsiasi caso e senza una motivazione particolare, nel termine di 14 giorni dalla stipula del contratto (art. 125-ter “Recesso del consumatore” comma 1 (DLgs. n.141 del 13/08/10).

Prestiti non finalizzati

Se abbiamo bisogno di più liquidità, possiamo chiedere un prestito a una banca. Oppure a una finanziaria. A differenza del prestito finalizzato, quello non finalizzato non è necessariamente collegato all’acquisto di un bene o di un servizio. I soggetti coinvolti sono due: il consumatore e la banca/finanziaria (l’intermediario creditizio). Quindi la somma non viene data dalla banca/finanziaria a un venditore convenzionato ma direttamente a chi l’ha richiesta. La documentazione da presentare è la seguente: carta d’identità, codice fiscale e, solitamente, anche la busta paga. Solo nel caso in cui l’importo sia particolarmente elevato, le pratiche di istruttoria diventano più complesse.

Quanto costa un prestito non finalizzato?

Per calcolare il costo di un prestito non finalizzato occorre valutarne il TAEG – tasso annuo effettivo globale. Esso è l’indice di costo complessivo del finanziamento. Riassume in un’unica cifra percentuale, oltre al TAN (Tasso Annuo di Interesse Nominale), anche tutti i costi a carico del consumatore. Di fatto è l’indicatore più interessante quando valutiamo un prestito. Ci dice infatti quanto costerà davvero l’intera operazione.

Cessione del quinto

Questa forma di prestito è stata per anni riservata ai lavoratori del settore pubblico. Negli anni ’90 si è diffusa anche tra i dipendenti privati. Con la legge 80/2005 sono stati inclusi anche i lavoratori parasubordinati continuativi (con un contratto di almeno 12 mesi) e i pensionati. La cessione del quinto dello stipendio rientra nei prestiti personali non finalizzati. La sua caratteristica fondamentale riguarda la modalità di rimborso. Le rate sono versate, tramite un trattenuta, dal datore di lavoro o dall’ente previdenziale e il datore di lavoro non può sottrarsi dal vincolo. L’importo della rata mensile non può superare il 20% del reddito mensile al netto delle ritenute. Varia dunque in base alla retribuzione (o all’assegno previdenziale) e alla durata del prestito. La durata del periodo di rimborso varia dai 12 mesi ai 10 anni. Nel caso dei lavoratori a tempo determinato, la durata del prestito non può superare i mesi che mancano alla fine del contratto.

La cessione del quinto dello stipendio deve sempre essere accompagnata da una polizza sulla vita, contro i rischi di decesso. E contro i rischi di cessazione dell’attività lavorativa e di riduzione dello stipendio, tali da impedire la ritenuta del 20%. Quando viene ceduto il quinto della pensione, il grado di tutela è un po’ più elevato rispetto agli altri prestiti. È l’Inps, infatti, che verifica i requisiti degli intermediari eroganti. È sempre l’Inps che verifica che il tasso applicato non superi la soglia di usura e che siano riportate tutte le spese da sostenere. In questo caso l’importo della rata mensile non deve portare il reddito del pensionato al di sotto della pensione minima garantita per legge.

Quindi, chi vive con la pensione minima non potrà cederne il quinto. Se si hanno più pensioni, da enti previdenziali diversi, l’importo della rata potrà raggiungere il 20% dell’intero reddito percepito.

Credito Revolving

È una forma di finanziamento legata all’utilizzo di una carta di credito, la “carta revolving“. La carta viene emessa generalmente da una banca o da istituto finanziario. Con questo tipo di credito abbiamo subito a disposizione denaro da spendere. Abbiamo però l’obbligo di restituire la somma utilizzata con rimborsi rateali. L’importo delle rate (generalmente mensili) viene stabilito precedentemente in accordo con l’emittente. Man mano che il consumatore provvede ai rimborsi, la somma concessa si ripristina e può essere nuovamente utilizzata. Si tratta di uno strumento da usare con attenzione per evitare che il debito diventi perenne e gli interessi troppo onerosi. Alle rate viene applicato un tasso d’interesse che può essere anche molto elevato. Inoltre, nel caso in cui vi sia il superamento dell’importo del fido, il cliente deve pagare anche una commissione di massimo scoperto.

Prestiti di consolidamento

Sono rivolti a chi ha debiti preesistenti, con più creditori. In questo caso, richiediamo un nuovo finanziamento per saldare quelli precedenti. L’importo del nuovo prestito sarà più elevato, ma i tempi di rimborso saranno più lunghi. Solitamente si riducono anche le spese di gestione, perché non sono più frammentate tra operatori diversi. Il prestito di consolidamento può essere utile perché permette di convogliare i debiti in un unico soggetto creditore. Occorre però fare molta attenzione alle condizioni del nuovo accordo. Dovremo verificare in modo particolare la variabile degli interessi dovuti e la durata del contratto.

Prestito vitalizio

In questa tipologia di prestito, un immobile fa da garanzia reale, tramite l’iscrizione di un’ipoteca di primo grado. Solitamente il prestito vitalizio viene chiesto da persone anziane. Si trovano a dover affrontare cure mediche. A chiedere assistenza domiciliare. Oppure a trasferirsi in residenze specializzate. Non ci sono rate da pagare. Ma al momento del decesso del beneficiario gli eredi hanno, solitamente, un anno per saldare il debito. Altrimenti gli intermediari finanziari potranno rivalersi sull’immobile ipotecato.